07 agosto 2017

Ho visto

Ho visto un sacco di cose in questi anni, ho visto persone dall'intelligenza superiore perdere il sonno per sottospecie di amebe, per delle aberrazioni dell'umanità che partoriscono pensieri che nemmeno una scimmia urlatrice del Borneo dopo una lobotomia prefrontale arriverebbe a partorire. Ho visto solitudini acide inventarsi un personaggio e trovare seguaci pronti a difenderle davanti all'indifendibile; solitudini sacrosante per mancanza del diritto stesso di rovinare la vita ad altre persone che si arrogano senza alcuna ragione sensata il diritto di giudicare la vita degli altri, che offendono la decenza stessa dell'essere umano soltanto respirando e che, per i miracoli dell'analfabetismo funzionale di ritorno, trovano terreno fertile ed aspettative. Ho visto degli ego grossi come persone che sommando luoghi comuni di una stupidità ipergalattica trovano consenso dentro occhi troppo ciechi per vedere il contorno; ego ipertrofici che si gonfiano ad ogni apprezzamento anche solo virtuale e che si dedicano ad una masturbazione del loro stesso pensiero tale da rasentare la pornografia più efferata. Ho visto giudici giudicare senza alcuna ragione ne esperienza sul giudizio in questione per il semplice fatto di essere, tale atto posto a giudizio, fuori dai mediocri schemi mentali in esso stesso presenti. Ho visto acclamazioni a tali giudizi e contemporaneamente stigmatizzazioni violente degli stessi. Ho visto assoluzioni per semplice amicizia e condanne a morte per motivi opposti. Ho visto intelligenze meno che medie credersi premi Nobel senza motivazione alcuna per una specie di autoproclamazione di superiorità inestistente. Ho visto genti a cui non sarebbe giusto dare nemmeno un mezzo soldo bucato di un monopoli scaduto da una decina di anni ritrovarsi in futili empirei autospompinatori fino a fratturarsi le vertebre cervicali e dorsali in esercizi di genuflessione nei confronti di soggetti a cui non andrebbe affidata nemmeno la pulizia di una stalla dell'Epiro i cui animali sono affetti da diarrea congenita. Ho visto tutto questo e altro ancora. Per fortuna che ho guardato anche altrove.

20 luglio 2017

Ogni anno

Ogni anno, di oggi, scrivevo una cosa qui o, meglio, lasciavo un semplice segno in memoria di un ragazzo. Quest'anno ci metto due parole anche se non so nemmeno io quali; da quel giorno nero di Genova ne sono state dette tante e non mi va di aggiungere frasi a frasi, tengo i miei pensieri per me, per rimanere stabile mentre vedi tutto che traballa intorno, vedi la schiuma alla bocca della gente, l'ignoranza che prevarica logica e umanità.Vedo un odio che aumenta giorno per giorno fomentato da chi da quell'odio ci guadagnerà soltanto. L'unico gesto che mi viene invece è un abbraccio, il gesto più semplice che c'è ma che, alla fine, renderebbe le cose migliori (a mio parere).
Ciao Carlo.

03 luglio 2017

Torno qui

Torno qui come si torna in una casa in cui hai vissuto tanto, chiusa da molto tempo. Come fosse la casa in cui sei cresciuto, tanto, ma in cui ormai non metti quasi più piede. Entro e guardo la polvere farsi pulviscolo nel controluce della porta, i lenzuoli che coprono i mobili, fantasmi delle mie parole passate. Non accendo la luce, vado a memoria fino alle finestre, le apro, faccio entraria aria e luce; tutto intorno scricchiola, sono le frasi che ho lasciato qui, si muovono come topi nei muri, ormai unici abitanti della casa. Guardo il salone principale riprendere i contorni che aveva anche se stento a riconoscerli, almeno al primo sguardo, poi la memoria mi ridisegna tutto, le parole, le persone, gli incontri, le risate e tutto il resto. Controllo che tutto funzioni, che ci sia elettricità, acqua, gas, come dovessi tornarci e forse succederà; volevo solo rendermi conto, tornare a quando versavo qui quasi ogni pensiero. Il divano è ancora comodo anche se, sedendomi, faccio alzare un po' di polvere, rovino la festa a qualche migliaio di acari che non si aspettavano di essere disturbati. Faccio il giro delle stanze, sorrido ai ricordi, ai racconti, e mi avvio verso la porta. Con la promessa di tornare.

04 maggio 2017

La resa dei gamberetti

L'altro giorno pulivo i gamberetti per il pranzo; sono molto meticoloso quando lo faccio, per prima cosa levo tutte le teste e le metto da parte per portarle ai gatti randagi; so che potrei farci un'ottima bisque ma bisogna fare il fondo di pomodoro e cipolla, poi mettere le teste e rosolarle, schiacciarle per bene, sfumare, aggiungere l'acqua, far cuocere. Tra questo e vedere i gatti che escono a code ritte e sgranocchiano le teste come fossero chips preferisco la seconda, e poi per una volta non gli do i soliti croccantini. Levate tutte le teste comincio a togliere il carapace; stacco le zampette e partendo dalla parte più grossa comincio a staccarlo, poi con due dita premo sull'ultimo tratto di coda e tiro via tutto; a meno di gesti inconsulti così facendo il gambero rimane bello pulito intero. Fatto questo tolgo il filetto interno, l'intestino; solitamente viene via abbastanza facilmente tirandolo dalla punta ma nel caso sia più ostico del previsto con un coltellino incido la schiena e lo tiro fuori. Finita la pulizia li lascio un attimo a scolare i liquidi in eccesso così una volta in padella non annacqueranno il sugo ma si manterranno belli sodi. Alla fine di tutto guardo sempre il mucchietto di gamberi che ho ottenuto, si è no una manciata; dal mezzo chilo che di solito compro, levata testa, levato il carapace, levato il filetto, mi rimangono sì e no poco più di duecento grammi di polpa che in cottura subirà un ulteriore calo di peso; in pratica la resa dei gamberetti è meno del cinquanta percento del loro peso di partenza, quando li vedi lì, belli, lucidi, con le loro antenne, la corazza. Ecco, ogni volta mi viene da pensare che per molte persone vale lo stesso discorso.

30 marzo 2017

Arturo Fresconi

Arturo Fresconi è un fascista, ma non di quelli "DIOPATRIAFAMIGLIA", quelli che, in casa, tengono il busto di Mussolini e lo mostrano con orgoglio agli amici, aggiungendo un nostalgico "Ah, se ci fosse lui..." a cui sperano si affianchi sempre un coro di "davvero" mormorati a mezza voce quasi fosse una commemorazione. No, Arturo è di quei fascisti nascosti, quelli che si dicono "liberistii" e che credono in un libero mercato, ma solo di italiani; di quelli che davanti all'ennesimo sbarco di disperati sulle nostre coste dicono "andrebbero aiutati a casa loro" pensando dentro di sè "ma perché non li prendiamo a cannonate?!". Arturo fa parte di quella bella fetta di benpensanti con la pancia piena che sotto sotto fa il tifo per l'uomo forte, che spera in Putin, che ha avuto un orgasmo con l'elezione di Trump dove, incredibilmente, si è spinto addirittura a commentare con un sommesso "ci stupirà". Arturo era così già da ragazzo, all'università era quello con la borsa di pelle in mezzo a quelli con gli zaini; quello che invidiava, in segreto, quelli con le bretelle e gli anfibi, che magari faceva anche la battuta "però son comode" e rideva solo lui. Arturo non partecipava alle manifestazioni ma si fermava lì, nella piazza accanto, sperando nelle cariche della polizia o nei manganelli di quelli in bretelle per poi tornare a casa e dirsi scosso e preoccupato "per la deriva di questo bellissimo Paese". Arturo è di quelli che si nasconde, sicuro del proprio pensare, dietro concetti di massima cercando una platea che applauda al suo essere equilibrato ma che, dentro, ad ogni applauso ed approvazione ha un brivido che dal cervello gli arriva fino all'inguine.

07 gennaio 2017

Libri letti 2016

1) Alessandro Robecchi – Dove sei stanotte
2) Pietro Colaprico – Trilogia della città di M.
3) Alessandro Robecchi – Di rabbia e di vento
4) Giuseppe Ferrandino – Pericle il Nero
5) Romano De Marco – Città di polvere
6) Roberto Costantini –alle radici del male
7) Tommy Dibari, Fabio Di Credico – Non ho tempo da perdere
8) Claire Bessant – Cosa vogliono i gatti
9) Roberto Costantini – Il male non dimentica
10) Roberto Bolano – I detective selvaggi
11) Donato Carrisi – L'ipotesi del male
12) Tito Faraci – La vita in generale
13) Mirko Zilahy – E' così che si uccide

Temevo peggio come letture un questo 2016, ma alla fine almeno un libro al mese è stato letto, certo avrei preferito di più ma devo dire che il libro di Bolano, un tomo di più di 800 pagine, scritte in piccolo, mi ha portato via abbastanza tempo; gran bel libro ma complesso da digerire, un sacco di personaggi e nomi da ricordare, e storie, e intrecci. Per il resto molti, moltissimi noir, ma si sa che ormai sono il mio genere preferito. Spero che il vostro anno sia cominciato bene; un abbraccio!